Associazione Culturale Coro Peppinu Mereu Tonara

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 I brani contenuti nel CD

TITTIA  (P. Mereu – G. Garau)

S’AMBULANTE TONARESU  (P. Mereu – G. Garau)

DA UNA LOSA ISMENTIGADA  (P. Mereu – G. Garau)

GALUSE'  (P. Mereu - M. Lisei)

AMORE  (P. Mereu – G. Garau)

A TONARA  (P. Mereu – A. Zanda)

SOGNOS DE AMORE   (P. Mereu – G. Garau) – 3,40”

MARIDU E MUZERE  (P. Mereu – G. Garau)

TURMENTOS  (P. Mereu – G. Garau)

NON TI POTO AMARE  (P. Mereu – G. Garau)

NANNEDDU MEU  (P. Mereu – T. Puddu)

SONNIU ‘E PAGHE  (Testo e musica G. Garau) 3

 

 

Il CD "TITTIA"

Il CD Tittia, è il nostro primo lavoro. Contiene dodici brani, di cui undici tratti da poesie di Peppinu Mereu, che ripercorrono idealmente la breve e sventurata vita del poeta di Tonara.

Dopo 10 anni di intensa attività portata avanti con grande impegno e autentica passione da tutti noi, possiamo dire di aver raggiunto, oggi, un obiettivo importante. Tittia, è il nostro primo lavoro. Contiene dodici brani, di cui undici tratti da poesie di Peppinu Mereu, che ripercorrono idealmente la breve e sventurata vita del poeta di Tonara. Un'esistenza, la sua, segnata dal dolore e dalla malinconia, ma anche dall’amore e dalla nostalgia per il paese lontano che lo spinsero continuamente a cercare di immedesimarsi nella storia della comunità  tonarese per recuperare e rivelare la propria identità. E lo fece attraverso la confessione delle malinconie più intime nate all'ombra della solitudine e del pessimismo che furono i tratti distintivi della sua disperata esistenza segnata dalle precarie condizioni di salute che lo portarono alla morte a soli ventinove anni. Con questo lavoro discografico pensiamo di dare il nostro contributo alla divulgazione di brani musicali legati alle poesie in lingua sarda per concorrere al dibattito sulle tematiche della cultura isolana, al recupero del patrimonio linguistico e alla riscoperta da parte dei giovani, di aspetti e valori fondanti delle nostre comunità. E del resto, nel momento in cui di fatto si afferma la globalizzazione e sembrano annullarsi le differenze nazionali, c'è il rischio che un inestimabile patrimonio di culture, di tradizioni e di lingue, vada perduto per sempre. Occorre quindi guardare al futuro senza dimenticare il passato, intendendo per passato tutta la cultura che ha caratterizzato il formarsi di ciascuna nazionalità. Ogni popolo, e naturalmente anche quello sardo, ha diritto di partecipare al divenire storico portando quale contributo originale e autentico il grande patrimonio della propria tradizione culturale e storica. L’auspicio che accompagna la pubblicazione del nostro Cd, è la speranza che ciascuno di noi, che ciascuno di voi, possa essere parte della cultura universale attraverso le proprie radici che rappresentano le tradizioni, i saperi anche materiali e le conoscenze culturali e linguistiche che si sono formate nel tempo. Un sincero ringraziamento da tutti noi al Maestro Gianni Garau che dirige il coro da tre anni e che ha dato la musica a nove dei dodici brani contenuti nel Cd, ma che, soprattutto, ha saputo trasmetterci uno straordinario coinvolgimento emotivo, nell'interpretazione delle melodie da lui sapientemente armonizzate. Infine un ricordo. Nel 2003 un carissimo amico e corista stimato da tutti noi, e non solo da noi, ci ha improvvisamente lasciato. Da allora, in seno al coro, durante le prove, nei viaggi o nei concerti, il pensiero corre spesso a lui e grava sul cuore di ciascuno di noi  un grande senso di vuoto. Ci mancano la spontaneità delle sue battute, i bonari rimproveri ai ritardatari alle prove, la sua simpatia e la sua voglia di partecipare attivamente a tutte le iniziative della nostra associazione. Sonniu  ‘e paghe, il dodicesimo brano. Lo abbiamo voluto dedicare a Giuseppe. È un canto di serenità, perché noi così lo vogliamo ricordare: sereno, nella vita privata e in quella sociale.

 

 

I brani contenuti nel CD

Nanneddu meu (P. Mereu T.Puddu)

Wimoweh (Linda Medress – Arm G. Garau)

Non poto reposare (S.Sini – Rachel)

Duru duru (Popolare – Y. Argiolas)

Sonniu ‘e paghe (Testo e musica G. Garau)

Serenada ‘e ierru (A.C. Montanaru – T.Puddu)

Anninnora (Popolare – arm. G. Garau)

Kumbaya (Popolare – arm. G. Garau)

Innassiu’s song (Johnson e Mc Bee)

 

IL CD "AmeriCantos"

IL NUOVO LAVORO DISCOGRAFICO DEL CORO POLIFONICO PEPPINU MEREU DI TONARA TRA TRADIZIONE ED INNOVAZIONE ETNO-MUSICALE

Nell’aprile del 2005, dopo un decennio di intensa attività di ricerca musicale ed etnografica, usciva Tittia il primo lavoro discografico del Coro Polifonico Peppinu Mereu di Tonara. Quel disco conteneva dodici brani, di cui undici tratti da poesie di Peppinu Mereu, che ripercorrevano idealmente la breve e sventurata vita del poeta tonarese. Con quel primo e importante lavoro, pienamente inserito nell’alveo della tradizione musicale e linguistica della Sardegna, il Coro Polifonico Peppinu Mereu, auspicava la riscoperta da parte dei giovani, di aspetti e valori fondanti della nostra terra. Adesso, dopo oltre 4 anni e mezzo dall’uscita di quel prezioso disco, ecco che il Coro di Tonara si presenta con un nuovo lavoro: un CD, contenente otto brani che sono il frutto della straordinaria ed appassionante collaborazione nata nel settembre del 2008 tra lo stesso Coro Polifonico Peppinu Mereu di Tonara ed alcuni percussionisti e cantanti di soul newyorchesi nell’ambito della manifestazione culturale denominata Ichnusa Festival, una rassegna promossa dall’Associazione American Dance Asylum di New York State non Profit Organization, che da diversi anni, ormai, si tiene in alcuni comuni della Barbagia Mandrolisai.Il disco, come detto,  contiene otto brani della tradizione popolare sarda, eseguiti dal coro barbaricino, in alcuni casi, rivisitati in chiave soul e spiritual. Assai convincente è l’interpretazione a due voci del brano Nanneddu Meu - tratto da una celebre poesia di Peppinu Mereu - da parte del percussionista e cantante Fred Johnson e di Pino Pisu, solista del coro tonarese. Mentre nella struggente esecuzione di Non poto reposare, Elon Robin Dickinson, una cantante di colore capace di incredibili virtuosismi vocali, ci trascina in un pathos senza tempo e senza confini dove la melodia del canto, straordinariamente immutata anche in inglese, e la sua voce soprattutto, regalano brividi e fanno a tratti socchiudere gli occhi a cercare emozioni che vengono da un tempo lontano. Quasi tutti i brani sono accompagnati dalle percussioni di Fred Johnson, Victor See Yuen, Ron McBee ed altri musicisti, tra i quali Roberto Tangianu con le sue launeddas ed il giovane Pier Paolo Vacca, fisarmonicista di Ovodda, bravissimi nel seguire la melodia del coro sulle note di A Ninnora. Trascinante nel ritmo è A duru duru, i cui versi son tratti da un’antica ninna nanna tonarese, che è cantata dal coro ed accompagnata dalle percussioni e dal vibrafono. Serenada de ierru, tratta da una poesia di Montanaru, ha invece un’impostazione più melodica ma è assai accattivante nel sound che si richiama, in parte, all’impostazione nostalgica e struggente di quegli antichissimi mutos che una volta echeggiavano all’ombra di vicoli stretti e sotto vecchi balconi. Ci sono poi alcuni brani come Sonniu e paghe, Wimoweh e la stessa Non poto reposare che si avvalgono degli arrangiamenti orchestrali curati in studio dal maestro Gianni Garau, direttore del Coro tonarese, e dal fonico Sandro Fois. Il disco, che segna la piena maturità artistica del coro diretto da Gianni Garau, è dunque un mix di sonorità, di ritmi, di vocalizzi, di tradizioni e di sperimentazioni melodiche e linguistiche che si ascolta con rapito stupore non solo per la capacità del Coro Peppinu Mereu di reinterpretare in chiave assolutamente nuova brani della tradizione sarda ma anche per l’incredibile capacità di adattamento dei cantanti e dei percussionisti americani nel vivere e nel far vivere attraverso le loro suggestive interpretazioni l’anima musicale della nostra terra. Ed a proposito della tradizione costituirà sicuramente una piacevole sorpresa il brano strumentale Innasiu’s song (La canzone di Ignazio) di cui sono assoluti protagonisti i campanacci provenienti dalla bottega di Ignazio Floris, pitiolargiu di Tonara. I percussionisti americani, quasi a ricambiare l’affetto verso Tonara, che li ha accolti festosamente e che è l’unico centro in cui si producono is sonaggias, hanno voluto suonare i campanacci utilizzando esclusivamente bacchette di noccioli cresciuti su queste montagne. In quelle vibrazioni metalliche, c’è tutta l’anima ancestrale dei sardi che si fonde mirabilmente con le suggestioni newyorchesi e con le magie e le nostalgie dell’Africa. Ma forse il brano in cui meglio si coglie il senso della collaborazione e della mescolanza di ritmi, di generi e di tradizioni è Wimoweh. Lo si ascolta davvero piacevolmente per quell’inseguirsi continuo di voci, di strumenti, di melodie che infine si stemperano in un canto coinvolgente che richiama lontani tramonti africani e aspri paesaggi barbaricini, in un crescendo di emozioni indotte anche dalla voce inconfondibile di Andrea Piras, anche lui solista del coro tonarese, che in questo brano sembra voler rifare il verso ai vocalists americani. Certo non è la prima volta che dei musicisti sardi collaborano con artisti internazionali per dar vita a sperimentazioni etno-musicali di vario genere, ma questo disco rappresenta in qualche modo una novità assoluta perché si propone non solo di re-interpretare le melodie sarde ma di fonderle con esperienze musicali che ancorchè popolari nell’anima, come quelle del popolo nero americano, hanno di certo un respiro più ampio e internazionale. E così come l’Ichnusa Festival, stando tra tradizione e modernità, costituisce un riuscito coagulo di letteratura, poesia, storia, giornalismo e musica dal vivo, anche il disco rappresenta il tentativo non meramente velleitario di dare spazio all’arte e alle esperienze dei musicisti americani per saldarle con le più autentiche espressioni della coralità sarda dando vita ad un amalgama di sonorità, di melodie e di suggestioni che pur richiamandosi alle più autentiche tradizioni di entrambe le sponde dell’Atlantico appaiono comunque straordinariamente innovative. Anche per questo il disco è qualcosa di più della semplice somma di tradizioni musicali sarde con quelle americane, ma quasi un nuovo genere. E, come è anche negli auspici del Coro e del suo maestro Gianni Garau, non potrà non piacere ai giovani, spesso più attenti ai richiami della musica d’oltre atlantico che alle sonorità sarde. Ma potrà anche costituire motivo di confronto e banco di prova per altri cori sardi e, perché no, magari dar vita ad una nuova tradizione musicale.